lunedì 13 aprile 2009

Iniziamo il conteggio fino alla prossima strage?

 






L'insieme delle immagini che da lunedì ci mostrano la tv e i giornali è sconcertante. Non ci sono parole per descrivere quello che è successo e tutti quanti rimaniamo basiti pensando a cosa avremmo fatto se fosse capitato a noi. Una scossa di quella potenza nel cuore della notte non poteva che fare una strage. Il pensiero di quelle famiglie distrutte, di quei bambini in quelle bare così piccole, di quel dolore che ha commosso la nazione e penso tutto il mondo. Ammirevoli sono stati tutti i volontari che con turni massacranti hanno dato un aiuto importante, ma non è possibile davanti a questo dramma non fermarsi facendosi una domanda: come mai tutto ciò è potuto accadere? L'Italia da sempre è catalogata come una nazione a forte rischio di terremoti e altri fenomeni distruttivi quali alluvioni, frane, eruzioni di vulcani. Dal Corriere della Sera di giovedì 9 Aprile, nell'articolo di Gian Antonio Stella leggo come dal dossier sulle aree a rischio dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) risulti che i comuni italiani interessati da frane sono 5596 (69% del totale) di cui 2839 in zone ad alto rischio. Nei periodo del boom edilizio si è costruito dappertutto: su frane a rischio (Sarno è solo uno degli esempi), in prossimità di vulcani e nelle zone ad alto rischio di terremoti (nel sito http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html si vede benissimo quali sono le zone ad elevato rischio di terremoti). A Napoli hanno stimato che in caso di una nuova eruzione del Vesuvio il pano di evacuazione riuscirebbe a portare in salvo la popolazione in dodici giorni! Perchè allora dobbiamo attendere una nuova strage? E' inutile dare la colpa al fatalismo o ad altre cause, la verità è che occorre iniziare a ricostruire in Abruzzo, ma occorre anche iniziare a mettere in sicurezza tutte le zone conosciute come ad alto rischio. Le informazioni ci sono, il territorio italiano è mappato ed è possibile conoscere nel dettaglio le zone a maggiore rischio. E' inutile dare alla Protezione Civile mille incarichi, facciamo fare a loro ciò per cui sono nati ovvero proteggere il popolo italiano dalle catastrofi naturali. E anche il governo si muova facendo un piano di recupero delle aree a rischio. Non importa a nessuno avere un ponte tra Reggio Calabria e Messina mentre a tutti interessa sentirsi sicuri nelle proprie case. Il premier è andato in Abruzzo e immagino si sia reso conto del disastro accaduto, faccia in modo che non si verifichino più episodi del genere.