
L'insieme delle immagini che da lunedì ci mostrano la tv e i giornali è sconcertante. Non ci sono parole per descrivere quello che è successo e tutti quanti rimaniamo basiti pensando a cosa avremmo fatto se fosse capitato a noi. Una scossa di quella potenza nel cuore della notte non poteva che fare una strage. Il pensiero di quelle famiglie distrutte, di quei bambini in quelle bare così piccole, di quel dolore che ha commosso la nazione e penso tutto il mondo. Ammirevoli sono stati tutti i volontari che con turni massacranti hanno dato un aiuto importante, ma non è possibile davanti a questo dramma non fermarsi facendosi una domanda: come mai tutto ciò è potuto accadere? L'Italia da sempre è catalogata come una nazione a forte rischio di terremoti e altri fenomeni distruttivi quali alluvioni, frane, eruzioni di vulcani. Dal Corriere della Sera di giovedì 9 Aprile, nell'articolo di Gian Antonio Stella leggo come dal dossier sulle aree a rischio dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) risulti che i comuni italiani interessati da frane sono 5596 (69% del totale) di cui 2839 in zone ad alto rischio. Nei periodo del boom edilizio si è costruito dappertutto: su frane a rischio (Sarno è solo uno degli esempi), in prossimità di vulcani e nelle zone ad alto rischio di terremoti (nel sito http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html si vede benissimo quali sono le zone ad elevato rischio di terremoti). A Napoli hanno stimato che in caso di una nuova eruzione del Vesuvio il pano di evacuazione riuscirebbe a portare in salvo la popolazione in dodici giorni! Perchè allora dobbiamo attendere una nuova strage? E' inutile dare la colpa al fatalismo o ad altre cause, la verità è che occorre iniziare a ricostruire in Abruzzo, ma occorre anche iniziare a mettere in sicurezza tutte le zone conosciute come ad alto rischio. Le informazioni ci sono, il territorio italiano è mappato ed è possibile conoscere nel dettaglio le zone a maggiore rischio. E' inutile dare alla Protezione Civile mille incarichi, facciamo fare a loro ciò per cui sono nati ovvero proteggere il popolo italiano dalle catastrofi naturali. E anche il governo si muova facendo un piano di recupero delle aree a rischio. Non importa a nessuno avere un ponte tra Reggio Calabria e Messina mentre a tutti interessa sentirsi sicuri nelle proprie case. Il premier è andato in Abruzzo e immagino si sia reso conto del disastro accaduto, faccia in modo che non si verifichino più episodi del genere.
1 commento:
Grazie per la riflessione su un argomento che ritengo molto delicato.
Condivido alcuni aspetti dell'articolo ma non l'asserzione della previsionalità delle catastrofi dovute a scosse sismiche.
Altre tipologie di catastrofi naturali, a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, è vero che possono aspettarsi con alte probabilità, percui si potrebbe intervenire per tempo per evitarle, mediante opportuni interventi di consolidamento collinare ecc.
Sui terremoti possiamo solo conoscere il rapporto di rischio sismico per le diverse zone del terrottorio italiano. Ovvero ciascuna zona è caratterizzata da una certa attesa di accelerazione sismica al suolo, dovuta all'esperienza storica di quella zona e dalla presenza di aree sismogenetiche. Ma ciò non esclude il vericarsi di scosse sismiche più importanti. Ad esempio il terremoto dell'Aquila ha avuto un'intensità pari circa al doppio di quella attesa, e quindi di quella utilizzata per la progettazione antisismica.
Con la recente normativa tecnica entrata in vigore il 30 Giugno 2009, recependo le indicazioni dei diversi eurocodici, si sono ritoccati alcuni valori di accelerazione sismica attesa nelle diverse zone. A mio avviso, questo ci induce ad una fittizia sicurezza per le nostre case, perchè non è il rispetto di una indicazione normativa a garantirci l'incolumità, ma piuttosto una corretta modalità di progettazione.
Ritorno al caso Abruzzese (le fonti che utilizzo sono i racconti di esperti che lavorano sul posto per la ricostruzione e quanto ho visto direttamente): si è detto che tanti fabbricati sono crollati o si sono danneggiati pesantemente perchè erano stati costruiti con materiali poco buoni; questo è vero per pochissime situazioni. In realtà, nella maggioranza dei casi, è capitato che la scossa sismica è stata molto più forte del previsto, e che le costruzioni non erano costruite con particolari attenzioni "sismoresistenti".
Inoltre mi sembra interessante precisare che la linea direttiva della nuova normativa tecnica italiana, in linea con gli eurocodici, sia quella di far fronte al terremoto con le risorse plastiche della costruzione, ovvero è tutto ok, se dopo un terremoto molto forte la casa si rovina a tal punto da preservare la vita delle persone, ma poi ad essere inevitabilmente demolita.
Una suggestione molto forte che ho avuto nella visita nei luoghi terremotati è la disperazione di quelle persone che grazie a Dio hanno avuta salva la vita ma sono rimaste senza casa e senza 300/400 mila euro per poterla ricostruire (i finanzimaneti statali non sono così grossi come vengono dipinti in TV).
Allora lancio una provocazione: perchè quando si progetta una casa per resistere a terremoti di "lungo periodo" (ovvero di forte intensità) non ci si preoccupa anche di non farla danneggiare pesantemente dal sisma, in modo che oltre a preservare la vita delle persone possa anche permanere la sua funzione di dimora nel post sisma?
Sembra che per raggiungere questo scopo si debba spendere il doppio come costo di costruzione. Invece non è affatto così, l'icremento di costo è circa del 5/8%: ciò che fa la differenza è il diverso modo di progettazione!
Questo è l'obiettivo che cerco di perseguire nel mio lavoro, preservando l'importante investimento che va a fare quella famiglia che decide di investire il proprio capitale nella costruzione di una casa per i figli, o in una ristrutturazione...investimento che gran parte delle persone possono fare una sola volta nella vita.
L'imprevedibilità del sisma, la collocazione del suo ipocentro, la sua intensità sono variabili ancora ignote agli scienziati, e forse lo rimarrano per sempre! Percui facciamo del nostro meglio ma non pensiamo di possedere la natura...
Siamo tutti, credenti e non, nelle mani di Dio.
Ing. Lucchi Alex
Posta un commento