giovedì 19 novembre 2009

Numbers




Sono sempre stato dell'idea che la matematica non sia un opinione. Tuttavia quando si parla di economia i numeri che vengono dati possono essere i più disparati e rappresentano diverse visioni di una stessa realtà. Tutti i telegiornali e giornali del 13 e 14 Novembre hanno presentato con grande enfasi i dati Istat del terzo trimestre che hanno evidenziato un aumento del PIL dello 0.6% rispetto al trimestre precedente. Tale numero è stato visto come la previsione di un'uscita dalla crisi prima dei tempi stimati. I numeri che invece penso ci debbano riguardare come italiani sono quelli che la trasmissione Report ha riportato nella puntata del 25 Ottobre.
Abbiamo un debito pubblico che ci sta schiacciando frutto degli sperperi degli anni '80 e '90 che non è rientrato minimamente anche a fronte della vendita di colossi quali Telecom, Autostrade, Enel, Eni. Questo è il numero che ci dovrebbe interessare, il fatto che il debito pubblico rispetto al PIL era pari a circa il 105% nel 2008 e salirà al 118% nel 2010. Volendo ragionare in termini di persone, lo sapete che ogni italiano hai un debito pari a circa 29000€ che dovremo pagare attraverso le tasse?
A mio parere questi sono i numeri che occorre valutare, perchè a causa di questo debito il governo ha le mani legate, se avessimo dovuto effettuare interventi per salvare le banche nella misura che ha dovuto fare l'America non avremmo potuto farlo. Volendo fare un confronto, la crisi ha colpito tutta l'Europa in particolare la Germania che lavora molto (come l'Italia) con le esportazioni ma qui la situazione è molto più chiara perchè avendo un minore debito i tedeschi possono investire e sicuramente usciranno meglio dalla crisi; ad esempio hanno previsto un piano di stimolo di 2 miliardi di euro, in Italia invece è stato mostrato come non ci sono nemmeno i soldi per sistemare un passaggio a livello che allunga ogni giorno il percorso tra casa e lavoro di molti lavoratori di una grossa impresa.
Si parla di uscita dalla crisi ma in realtà sembra che non vedremo un'uscita fino al 2013, ciò significa rimanere in questo stato ancora per almeno 3 anni.Il modo per uscire dalla crisi ci sarebbe, ovvero investire nella ricerca e nell'innovazione ma ad oggi in Italia ciò può essere fatto solo da azienze che hanno risorse interne perchè lo stato non riesce più a garantire fondi (diversi bandi nazionali sono bloccati perchè non ci sono le risorse). D'altronde la domanda che si è posta la presentatrice di Report è normale: perchè la Nokia è nata in Finlandia paese da 5 milioni di abitanti e non in Italia dove ci sono 60 milioni maniaci del telefonino e un'industria elettronica di tutto rispetto? La differenza la fanno le classifiche: la Finlandia è al primo posto nelle classifiche internazionali per qualità d'istruzione, noi siamo al 36mo posto. Ora la domanda è: fino a che punto può aumentare il debito pubblico? L'anno scorso abbiamo pagato 66 miliardi d'interessi sul debito accumulato, quest'anno saranno sempre di più e si stima che nel 2013 arriveremo a 100 miliardi di euro. Molti pensano che una volta terminata la crisi la macchina ripartirà e riusciremo a ripagare parte di questo debito, speriamo sia così intanto occorre dire che anche a fronte di una ripartenza i consumatori americani nei prossimi anni dovranno risistemare i propri conti, hanno già cominciato a risparmiare e ciò significa che dopo la crisi ci troveremo in un mondo con un 3% di domanda americana in meno. Tale percentuale dovrà essere recuperata lavorando di più con la Cina la cui economia però è al momento un terzo di quella americana, inoltre sempre al momento l'Italia esporta in Cina la stessa quantità di prodotti che esportiamo in Grecia, cioè niente. Il tutto per dire, non demoralizziamoci ma non diamo troppo ascolto ai numeri che risuonano dai media. Come dicevo, la matematica non è un opinione.

lunedì 13 aprile 2009

Iniziamo il conteggio fino alla prossima strage?

 






L'insieme delle immagini che da lunedì ci mostrano la tv e i giornali è sconcertante. Non ci sono parole per descrivere quello che è successo e tutti quanti rimaniamo basiti pensando a cosa avremmo fatto se fosse capitato a noi. Una scossa di quella potenza nel cuore della notte non poteva che fare una strage. Il pensiero di quelle famiglie distrutte, di quei bambini in quelle bare così piccole, di quel dolore che ha commosso la nazione e penso tutto il mondo. Ammirevoli sono stati tutti i volontari che con turni massacranti hanno dato un aiuto importante, ma non è possibile davanti a questo dramma non fermarsi facendosi una domanda: come mai tutto ciò è potuto accadere? L'Italia da sempre è catalogata come una nazione a forte rischio di terremoti e altri fenomeni distruttivi quali alluvioni, frane, eruzioni di vulcani. Dal Corriere della Sera di giovedì 9 Aprile, nell'articolo di Gian Antonio Stella leggo come dal dossier sulle aree a rischio dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) risulti che i comuni italiani interessati da frane sono 5596 (69% del totale) di cui 2839 in zone ad alto rischio. Nei periodo del boom edilizio si è costruito dappertutto: su frane a rischio (Sarno è solo uno degli esempi), in prossimità di vulcani e nelle zone ad alto rischio di terremoti (nel sito http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html si vede benissimo quali sono le zone ad elevato rischio di terremoti). A Napoli hanno stimato che in caso di una nuova eruzione del Vesuvio il pano di evacuazione riuscirebbe a portare in salvo la popolazione in dodici giorni! Perchè allora dobbiamo attendere una nuova strage? E' inutile dare la colpa al fatalismo o ad altre cause, la verità è che occorre iniziare a ricostruire in Abruzzo, ma occorre anche iniziare a mettere in sicurezza tutte le zone conosciute come ad alto rischio. Le informazioni ci sono, il territorio italiano è mappato ed è possibile conoscere nel dettaglio le zone a maggiore rischio. E' inutile dare alla Protezione Civile mille incarichi, facciamo fare a loro ciò per cui sono nati ovvero proteggere il popolo italiano dalle catastrofi naturali. E anche il governo si muova facendo un piano di recupero delle aree a rischio. Non importa a nessuno avere un ponte tra Reggio Calabria e Messina mentre a tutti interessa sentirsi sicuri nelle proprie case. Il premier è andato in Abruzzo e immagino si sia reso conto del disastro accaduto, faccia in modo che non si verifichino più episodi del genere.